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Come si curavano i nostri nonni?

L’uomo ha sempre cercato il modo per ovviare al dolore e ai danni derivanti dalle malattie e, dalla sua comparsa sulla terra, ha imparato a sfruttare le risorse che aveva a portata di mano, trovando i rimedi nella natura, fino a quando la medicina e la farmacologia non sono diventate vere scienze.

In tutte le epoche ed ovunque, parallelamente all’opera di studiosi e ricercatori, esisteva una sorta di medicina popolare, alla portata di tutti,dettata da tradizioni, credenze ed esperienze, tramandate quasi sempre verbalmente e usata per alleviare piccoli malanni.

Naturalmente questo vale anche per il nostro piccolo paese e vogliamo riportare alcune di queste semplici ricette che i nostri avi hanno usato e sperimentato e che ci fa piacere non perdere; le riportiamo così come le persone anziane ce le hanno descritte. Non ne conosciamo la validità (anche loro oggi usano sciroppi e pastiglie al posto dei decotti);certo è che quando la comunicazione non era quella di oggi, in paese non c’era il medico e per spostarsi bisognava avvalersi del " biroccio "o del carretto, era senz’altro utile conoscere rimedi naturali, reperibili nell’ambiente,da cui trarre giovamento.

Per lavare e disinfettare ferite ed escoriazioni
far bollire dell’acqua con un po’ di sale, farla raffreddare e poi usarla.- Quando non si aveva a portata di mano nessun tipo di disinfettante usavano la propria urina.

Per fermare il sangue
in mancanza d’altro, specialmente se succedeva in campagna, spaccavano una canna e applicavano sul taglio o ferita uno o più dischetti di cellulosa che si trovano tra un nodo e l’altro (assomigliano a delle piccole ostie).

Perdita dei sensi
facevano annusare l’aceto

Per calmare la tosse
facevano bollire un litro circa di acqua con 3 o 4 fichi secchi,3 o 4 mandorle (compreso la buccia legnosa), qualche buccia di arancia o limone,2 foglie di nespolo,un pugnetto di orzo,qualche radice di malva e un po’di camomilla; facevano ridurre il liquido alla metà e ne bevevano una tazza bollente ogni tanto, non trascurando di stare al caldo.

Per il mal di stomaco-pesantezza di stomaco
facevano bollire 2 tazze di acqua con 3 o 4 foglie di alloro con la buccia di mezzo limone e un cucchiaio di zucchero; facevano ridurre il liquido alla metà e lo assumevano bollente.

Per le slogature
bagnavano della canapa (usavano sfilacciare lo spago usato per legare i covoni di grano “a curdell”) nel bianco d’uovo montato a neve e con essa fasciavano l’arto slogato; la fasciatura asciugandosi diventava rigida; il giorno dopo la toglievano e a volte ripetevano l’operazione.

Per irritazione e arrossamenti della cute dei neonati
sbattevano con la forchetta o la frusta in parti uguali acqua e olio di oliva fino a che l’emulsione diventava come una crema e poi l’applicavano sulla cute arrossata.

Per il prurito o irritazione cutanea da contatto
(a volte succedeva che stando vicino a sacchi di leguminose o graminacee si veniva colti da prurito e sulla pelle si formavano delle bolle rosse “afarecc” ) passavano sulla parte irritata delle fette di zucchine.

Per bruciore/irritazione agli occhi
applicavano sugli occhi chiusi fettine sottilissime di patate che sostituivano quando si asciugavano e ripetevano l’operazione per una buona mezz’ora.

Per i geloni
sulla parte interessata strofinavano ripetutamente l’aglio

Per calli e verruche
vi applicavano più volte 1 o 2 gocce di latte di fico.

Per il giradito
Immergevano rapidamente il dito nell’acqua intanto che bolliva, ripetevano l’operazione dopo qualche ora.

Per la caduta di capelli o barba a chiazze
strofinavano sulla parte più volte al giorno la cipolla per 10/15 giorni.

Per i foruncoli
lessavano le foglie di malva, le applicavano strizzate sul foruncolo e fasciavano, dopo qualche ora sostituivano la malva, l’operazione veniva ripetuta fino a ottenimento risultato.

Per l’infiammazione alle gengive
facevano bollire la pianta della malva e usavano l’acqua della bollitura per sciacquare la bocca più volte al giorno.

Per il mal di denti
tenevano sul dente che faceva male un chiodo di garofano.

Per le stomatiti
la sera prima di andare a letto mettevano in bocca un po’ di miele.

Per il raffreddore e mal di gola
facevano bollire con cannella, chiodi di garofano e un po’ di zucchero una tazza di buon vino, ne inalavano i fumi e dopo lo bevevano bollente prima di andare a letto.

Per il mal d’orecchio
andavano da una donna che allattava un bimbo (una bambina non andava bene) si facevano dare un paio di gocce di latte (lo mettevano in un ditale) e lo inserivano nell’orecchio che faceva male.

Per la puntura di ape o zanzara
facendo pressione con una lama metallica facevano un piccolo segno di croce sulla puntura d’insetto e poi ci strofinavano la cipolla.

Per l’acidità di stomaco
masticavano il gambo di una foglia di prezzemolo.

Per piccole scottature
ricoprivano la parte interessata con il sale fino.

Per le screpolature delle mani/dita
lavavano bene le mani con l’acqua calda, spalmavano la sugna (grasso di maiale), strofinavano bene le mani e poi con un panno toglievano l’eccedenza.

Per il vermifugo per bambini
mettevano nella culla vicino alla testa del bambino spicchi d’aglio e rametti di ruta.

Per la stitichezza dei bambini
davano da bere un decotto di foglie di ortica.

Per la stitichezza degli adulti
mangiavano una bella ciotola di siero e ricotta ancora calda.

Per bloccare la diarrea
usavano bere sciroppo di amarene che preparavano al momento opportuno con zucchero e amarene in rapporto 1:1 e conservavano in vasi di vetro al buio in cantina.

Per il mal di pancia
usavano bere la camomilla calda con zucchero e limone

Per il mal di testa
alcune donne, che sapevano farlo, con il pollice segnavano la fronte di chi aveva mal di testa con piccoli segni di croce e intanto recitavano una formula che serviva ad allontanare il malocchio. Chi voleva imparare la formula doveva farlo la notte di Natale.

Rimedi della nonna

A differenza delle pratiche magiche, i rimedi naturali costituivano patrimonio comune e venivano adottati autonomamente, o dietro suggerimento di chi, avendone fatto ricorso, ne poteva testimoniare l’efficacia.

Contusioni: A) appoggiare le foglie di cavolo schiacciate o stendere la chiara di un uovo sbattuto; fasciare bene. B) sugna fresca sui lividi.

Cistite: bere la mattina a digiuno e la sera prima di andare a letto un bicchiere d’acqua calda con il succo di limone e 2 cucchiaini di miele ( per 15 giorni).

Scottature: immergere immediatamente la parte dolorante nel latte freddo: non ci saranno né dolori né bollicine.

Piedi doloranti: aggiungere mezzo bicchiere di aceto bianco nell’acqua del pediluvio serale.

Duroni sotto la pianta dei piedi: massaggiarli mattina e sera con un batuffolo di cotone imbevuto con succo di limone.

Mal di gola: mettere a bollire un rametto di salvia in un quarto di litro d’acqua “filtrare e fare gargarismi”.

Contro geloni: impacco con decotto di foglie di noce. Versare in 500 grammi di acqua bollente un pugno di foglie essiccate; dopo 10 minuti filtrare; usare per impacchi tiepidi.

Tosse: A) decotto di erbe ( malva, lauro gramigna, camomilla, acqua e zucchero). B) decotto ottenuto mediante l’ebollizione di peduncoli di ciliegie.

Mal di testa: impacchi di foglie di cavolo o fettine di patate crude sulle tempie. Pediluvio in acqua calda nella quale si aggiunge una manciata di sale grosso e un rametto di rosmarino.

Punture di vespe: A) impacco con foglie di malva; B) aglio schiacciato; C) premere forte una chiave. D) applicare miele sulla parte gonfia.

Mal di stomaco: Bollire bucce di limone con zucchero.

Gonfiori vari: impacchi di olio caldo e ruta; “la ruta ogni male stuta”.

Accesso dentario: cataplasmi di semi di lino.

Ferita: coprire con una ragnatela.

Ipertensione: A) usare “le sanguette” che succhiano il sangue, ristabiliscono equilibrio. B) mangiare i lupini.



TRA MEDICINA E MAGIA

Con l’affermarsi della medicina ufficiale progressivamente venne a cadere in disuso il ricorso alle erbe, non così quello alle pratiche magiche che si è protratto come alternativa alle prescrizioni mediche, sino ai tempi nostri.

Orzaiolo: si doveva guardare in una bottiglia d’olio per 3 volte mattina e sera; la guarigione era assicurata.



Ittero: si facevano impacchi di mais macinato e caldo e si mettevano sotto le ascelle.

Cefalee: si effettuano massaggi sulla fronte con parole “magiche”.

Milza gonfia: passare il malato attorno ad una quercia.

Gonfiore all’inguine: far saltare il paziente su un foco fatto con le foglie, pronunciando le parole segrete di rito.

Distorsioni articolari: utile la “ Stoppata” con albume d’uovo e fasciatura stretta.



LA NONNA PULIVA COSI’

Le bottiglie: versava dentro del terreno che provocava attrito, sciacquava e tutto splendeva (in seguito si usava il riso).

I vetri: miscelava in parti uguali acqua salata e alcool; lucidava con panno asciutto

I pavimenti: passava uno straccio imbevuto in acqua e sapone naturale. Lucidava con olio di lino e poi con un panno asciutto.

Il marmo: lavava con acqua saponata. Per macchie resistenti usava acqua e succo di limone.

L’argento: puliva con acqua di bollitura delle patate.

Il bronzo: puliva con olio caldo oppure con succo di limone.

Il rame: strofinava con succo di limone; per lucidare latte cagliato o cenere di legna.

Il lavello: versava scaglie di sapone e acqua molto calda. Per deodorare aceto bollente.

Il WC: lavava accuratamente, poi aggiungeva aceto nell’acqua dello scarico.

I tappeti: 3 cucchiai di sapone liquido, 90ml di alcool, 240ml di acqua. Versava gli ingredienti in un recipiente e mescolava fino ad avere una schiume compatta. Strofinava sul tappeto con una spazzola. Alla fina spazzolava bene il tappeto.